Giochiamo?
Il gioco: un diritto e un modo per apprendere

Giochiamo? Il gioco: un diritto e un modo per apprendere

Qual è la relazione tra gioco e sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale?

Il bambino fin dai primi mesi dopo la nascita è come un piccolo scienziato: opera nel suo ambiente per osservare e apprendere dagli stimoli che li circondano. Il gioco rappresenta per il bambino lo strumento per eccellenza attraverso il quale egli costruisce il significato del mondo ed impara a relazionarsi con gli altri. 

Jean Piaget (1964) afferma che il gioco è lo strumento primario per lo studio del processo cognitivo del bambino e che esso rappresenta la “più spontanea abitudine del pensiero infantile”.

Il gioco stimola anche la memoria, il linguaggio, l’attenzione, la concentrazione e favorisce lo sviluppo di schemi percettivi e la capacità di confrontarsi e relazionarsi. 

Come si sviluppa il gioco nel bambino 

La prof.ssa Kasari (2022) e colleghi identificano quattro principali categorie: gioco semplice, il gioco di combinazione, il gioco pre-simbolico e il gioco simbolico. 

Le prime tre categorie rientrano in quello che viene chiamato “gioco funzionale” (concreto), mentre solo l’ultima categoria è davvero considerata “simbolico” (gioco immaginativo).

Ciascuna di queste categorie di gioco vengono ulteriormente scomposte in sotto livelli di gioco più specifici. 

Tappe evolutive e funzionali del gioco nel bambino 

I bambini tra i 4 e i 6 mesi di età giocano in modo “indiscriminato” (mettono in bocca, lanciano, battono), poi verso i 9-12 mesi cominciano ad esplorare come funzionano gli oggetti iniziando a giocare in modo intenzionale con azioni semplici, come il far rotolare una palla (gioco semplice). 

Nel secondo anno di vita il bambino comincia a fare attività di gioco combinato come associare due oggetti in modo logico. 

A questo livello di gioco funzionale l’oggetto ha uno specifico spazio, come mettere un pezzo di puzzle nel sul posto corrispondente. In seguito, il bambino comincia a utilizzare gli oggetti in un modo diverso perché non c’è più un “modo corretto” di combinare i materiali e incomincia ad utilizzare i mattoncini o le costruzioni in modo creativo e flessibile (combinazione generale). 

Verso i 18 mesi il bambino incomincia il gioco del “far finta”: inizia ad abbinare il cucchiaino con il piatto e a portare la tazza alla bocca facendo finta di bere o dà da bere ad una bambola.  

Queste azioni sono ancora considerate pre-simboliche. 

Tra i 18 e i 36 mesi di età il bambino inizia a giocare in modo veramente simbolico. In questa fase comincia ad avere nuove idee costruendo storie di gioco più complesse e creative. Verso i 48 mesi, mette in scena storie di gioco elaborato, come essere un pirata, assegna ruoli e azioni  ai compagni di gioco e utilizza gli oggetti come sostituiti in modo creativo, come ad esempio utilizzare un blocco di legno come se fosse il forziere (Lillard, 2015; Ungerer, Zelazo, Kearsley, & O’Leary, 1981).

Il gioco è soprattutto sociale, insieme i bambini generano idee e rispondono alle idee proposte dagli altri in una co-costruzione. 

Qual è il ruolo dell’adulto nel gioco del bambino?
Se è vero che la capacità di giocare è innata nell’essere umano, è vero anche che la funzione dell’adulto, (genitore, educatore o insegnante che sia) è fondamentale in ogni tappa della crescita del bambino, quindi, anche nel gioco. 

È indispensabile che l’adulto torni ad essere un compagno di giochi e che abbandoni le sue rigidità in modo da lasciarsi coinvolgere dalla creatività del bambino e dal divertimento congiunto!  Quel momento diventa un’importante occasione per costruire un legame di intimità: i bambini reagiscono con entusiasmo alla disponibilità del genitore, ne sono felici e ciò rafforza il loro senso di sicurezza e protezione.                                               

È attraverso il gioco che passa la comunicazione tra adulti e bambini, per cui è fondamentale che il genitore riesca a ritagliarsi dei momenti in cui ritrovare assieme ai propri figli uno spazio per giocare e divertirsi insieme, abbandonando per qualche minuto le “attività da adulto”.

Autrice

Dott.ssa Monica RigottiDott.ssa Monica Rigotti
Psicologa ed Analista del Comportamento BCBA, Supervisore di Interventi psicoeducativi con bambini con disturbi del Neurosviluppo, secondo l’Analisi del Comportamento Applicata (ABA: Applied Behavior Analysis), terapista ESDM certificata, docente in master universitari del Consorzio Humanitas, Presidente della
Cooperativa sociale

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