Dammi un 5! I sensi nel neonato: il gusto

Dammi un 5! I cinque sensi del bambino: Gusto

Il cibo rappresenta il legame più profondo che ogni essere umano ha con il mondo. L’alimentazione, quindi, diviene un fattore determinante per lo stato di benessere e salute in un individuo.

Conoscere i fattori che influenzano le preferenze alimentari è invece di cruciale importanza per poter intraprendere azioni mirate ad instaurare abitudini alimentari virtuose fin dai primi anni di vita.

Il gusto nei neonati e nei bambini

Il gusto è uno dei cinque sensi dell’essere umano, ed è per mezzo di questi ultimi che, come abbiamo detto negli articoli precedenti sulla vista e sull’udito, il bambino scopre il mondo e realizza un apprendimento fondamentale che gli permetterà di crescere e realizzarsi come individuo.

Come si sviluppa il gusto?

Il gusto si sviluppa già nella vita uterina grazie al liquido amniotico che influenza i gusti del feto, e appare dunque chiaro come anche la dieta della madre sia un fattore importante nel periodo di gravidanza. Quindi è già nella pancia della mamma che al bambino piace mangiare e scoprire sapori diversi.

Il bambino avrà gli stessi gusti della madre?

È lecito chiedersi se il neonato avrà gli stessi gusti della madre o se invece i suoi gusti evolveranno con la crescita. Le ricerche mostrano che a partire dal terzo mese di gravidanza il feto sviluppa i suoi sensi.

Al livello del gusto, le cellule che hanno il compito di rilevare i sapori si sviluppano a partire dalla settima settimana, ma saranno efficaci solo dalla fine del terzo mese. I ricercatori sono d’accordo nel ritenere che le papille gustative dei feti sono specifiche e programmate geneticamente per ciascun feto.

È possibile, in effetti, asserire che il feto condivide con la madre il cibo già molto presto. Sperimenta una serie di sensazioni di sapore e familiarizza con la dieta della madre i cui odori e sapori si trovano nel liquido amniotico.

Il feto è dunque capace di percepire sapori e odori portati dal liquido amniotico, inclusi nicotina e alcool, motivo per cui è caldamente consigliato non farne uso durante la gravidanza.

Quando il bambino nasce ha già preferenze ed esperienze.

Alcune ricerche portano in luce, ad esempio, come i bambini le cui madri hanno consumato maggiori quantità di carote durante il loro ultimo mese di gravidanza possono mostrare una marcata preferenza per gli alimenti che le contengono.

Nella vita uterina i feti, generalmente, mostrano preferenze per i gusti dolci e una avversione per quelli amari, manifestata dalle variazioni di aspirazione, sbavando e modificando l’espressione facciale.

Anche la sensibilità al gusto acido ed al salato è presente, ma le espressioni facciali rilevate durante lo svolgimento di alcune ricerche non li differenziano in modo chiaro.

Il feto preferisce il dolce o l’amaro?

Una sperimentazione fatta iniettando del saccarosio nel ventre materno, ha mostrato che il feto reagisce inghiottendo più liquido amniotico, mentre iniettando una soluzione amara, il feto rallenta la deglutizione.

Il feto riceve gli alimenti consumati dalla madre attraverso il cordone ombelicale. I sapori alimentari attraversano la placenta, dando un sapore al liquido amniotico e alcuni studi hanno identificato più di 500 molecole contenenti sapori che possono essere qui ritrovate.

Come avvengono la costruzione, la trasmissione e lo sviluppo del gusto?

Verso i 5-6 mesi lo svezzamento introduce nell’alimentazione del bambino alimenti che variano rispetto al latte. In questo modo il neonato sviluppa i suoi gusti alimentari e la sua mimica facciale, manifestando con il comportamento cosa preferisce in particolare.

Fino a circa 18 mesi i bambini accettano facilmente di assaggiare tutto il cibo viene loro proposto. È importante, quindi, farli familiarizzare con una vasta gamma di sapori già dal sesto mese, anche se alcune scuole pediatriche propongono addirittura dal quarto mese.

A 2 anni, periodo di sviluppo in cui compare la “fase” del “no” e dell’inizio della neofobia, le preferenze alimentari del bambino si radicano bene mantenendosi ampiamente fino ai 18-20 anni.

I comportamenti alimentari acquisiti nei primissimi anni di vita, dunque, sono mantenuti anche nell’età adulta, sottolineando l’importanza di investire in questo periodo di sviluppo al fine di migliorare la qualità di vita anche degli adulti di domani grazie ad un approccio più corretto al cibo.

Bibliografia

Atkinson R. L., Hilgard E. R., Introduzione alla psicologia, Padova, Piccina Nuova Libraria, 2011.
Mennella JA, Jagnow CP, Beauchamp GK., Prenatal and postnatal flavour learning by human infants, Pediatrics, 2001, p.107, E88.

Autrice:

Giulia Bicego

Giulia Bicego, Psicologa-Psicoterapeuta. Si occupa di disturbi dell’età evolutiva e di disturbi dello spettro dell’autismo in collaborazione con la cooperativa MTK. Pratica privatamente come psicoterapeuta seguendo giovani adolescenti e giovani adulti in difficoltà. – Cooperativa sociale

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