Attaccamento, cos’è?
Da dove nasce?

ATTACCAMENTO, COS’E’? DA DOVE NASCE?

Abbiamo una tendenza innata a sviluppare relazioni di accudimento e l’attaccamento riguarda aspetti legati alla relazione non solo nei confronti della figura materna ma nei confronti di chi si prende cura del bambino (caregiver).

Il legame di attaccamento viene definito come una relazione di lunga durata, emotivamente significativa, con una persona specifica (Schaffer, 1998); con la funzione psicologica di fornire sicurezza e la funzione biologica di proteggere il bambino (Bowlby, 1983).

Madre e bambino hanno entrambi un ruolo attivo nel creare una relazione e fin dalle prime fasi dello sviluppo sono alla costante ricerca di interazione (scambio di sguardi, sorrisi), ma il legame di attaccamento comincia a formarsi ancora prima del parto e in fase perinatale.

Lo sviluppo emotivo, cognitivo e quella che sarà la personalità adulta del bambino sono proprio influenzati dal tipo di interazione che viene instaurata.

QUALI SONO GLI STILI DI ATTACCAMENTO? CHE CONSEGUENZE HANNO?

Secondo Bowlby ci sono quattro siti di attaccamento:

La persona che si prende cura del bambino (caregiver), che ha un atteggiamento critico, punitivo e non attenta ai suoi bisogni emotivi facendolo sentire rifiutato e talvolta spaventato, predispone nel bambino lo sviluppo di un ATTACCAMENTO EVITANTE.  Il bambino, avrà difficoltà nella condivisione emotiva, nell’affidarsi, nell’esprimere le proprie emozioni. Sarà un bambino che non piange perché penserà che i suoi bisogni non saranno soddisfatti e sarà predisposto all’autonomia. Non sembra essere influenzato dalla vicinanza o dalla lontananza dal caregiver, quindi evita il contatto con lui e lo ignora quando vengono riuniti dopo una separazione.

Nel caso in cui il bambino cresce in un ambiente con un caregiver che invia messaggi contrastanti, a volte sensibile, a volte negligente, emotivamente non stabile e con il focus sui propri bisogni e non su quelli del bambino, svilupperà un ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE. Il bambino avrà alcune difficoltà, come il bisogno costante di rassicurazione,  confusione tra le emozioni provate, la paura di abbandono che si traduce spesso in rabbia, e non si sente meritevole di amore. Il bambino, in assenza della madre mostrerà segni intensi di sconforto e non esplorerà l’ambiente circostante.

Un caregiver spaventato, arrabbiato e con difficoltà nella regolazione emotiva svilupperà nel figlio un ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO. Il bambino, spaventato, preoccupato, non ha possibilità di imparare strategie di regolazione emotiva e può incolparsi per il comportamento del genitore; per questo, avrà una mancanza di fiducia nel prossimo, incerto se volere una relazione o il terrore di essere ferito perché percepisce l’altro come pericoloso.

Quando è presente un caregiver supportivo negli episodi di stress, attento e non invalidante delle emozioni del bambino, si svilupperà un ATTACCAMENTO SICURO. Il bambino saprà che i suoi bisogni saranno soddisfatti, affronta gli imprevisti e difficoltà, alternando pensieri e emozioni spiacevoli ma non facendosi travolgere da ciò che accade, capisce cosa prova e come autoregolare le proprie emozioni. Il bambino sarà in grado di esplorare l’ambiente attivamente, non teme il fallimento e sperimenta che può sbagliare e ricominciare in autonomia. Se il caregiver si allontana sarà triste ma poi lo ricercherà senza timore.

Cosa deve sapere un genitore per favorire un attaccamento sicuro?

  1. Prendersi cura dei propri problemi non in presenza dei bambini;
  2. considerare che i bisogni dei bambini sono sempre perfetti;
  3. Più le mamme sono responsive più i bambini sviluppano autonomia;
  4. nessun bambino è viziato perché i bisogni sono determinati inizialmente dalla biologia;
  5. sostenere e favorire l’esplorazione;
  6. garantire al bambino la presenza forte e saggia del genitore che è il porto sicuro;
  7. organizzare l’esperienza del bambini e quindi aiutarlo a comprendere cosa gli accade.

Quali sono gli indicatori dell’attaccamento?

  1. ansia da separazione: il disagio più o meno grave espresso dal bambino quando la figura di attaccamento si allontana;
  2. esplorazione: la capacità di entrare in contatto con l’ambiente e con i giocattoli;
  3. la paura dell’estraneo: la reazione alla persona sconosciuta quando la madre è presente o assente;
  4. il ricongiungimento alla madre: la accoglie, la respinge, la evita. 

IN CONCLUSIONE..

Il modo in cui i bambini reagiscono al distacco dalla figura materna o dalla figura di attaccamento, dipende dalla qualità delle cure ricevute.

E’ IMPORTANTE il modo in cui rispondiamo al bisogno di protezione e cura dei nostri figli fin dalla nascita per lo sviluppo dell’attaccamento del bambino che sarà precursore delle sue capacità relazionali.

BIBLIOGRAFIA

Jeremy Holmes. LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina Editore. Bocazza, S. (2016). Relazione madre-figlio: l’interdipendenza nel legame d’attaccamento State of Mind, 09-2016.

Autrice

Dott.ssa Valentina Bonsembiante psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale, lavora in collaborazione con la cooperativa MindtheKids per percorsi di parent training, interventi psicoeducativi secondo l’analisi del comportamento applicata (ABA, Applied Behavior Analysis ) a favore di bambini con disturbi dello sviluppo e affiancamento delle insegnanti di sostegno per la gestione di comportamento problematici e oppositivi provocatori. Lavora privatamente come psicoterapeuta seguendo adulti e adolescenti con disturbi d’ansia e dell’umore. Lavora nelle scuole come responsabile dello sportello di ascolto. 

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